
Negli ultimi anni il termine stalking è entrato nel linguaggio comune per indicare una serie di condotte persecutorie e ossessive verso una persona, tali da provocarle paura, ansia o un grave disagio. Dal punto di vista giuridico, si parla di reato di stalking (atti persecutori, art. 612-bis c.p.) per indicare comportamenti reiterati che incidono in modo grave sulla vita della vittima.
Si pensi a chi tormenta l’ex partner con continui pedinamenti o messaggi, a chi invia minacce ripetute, o a vicini di casa che molestano quotidianamente una persona: tutti questi comportamenti possono configurare stalking se producono nella vittima un perdurante stato di ansia e timore o la costringono a cambiare abitudini di vita (ad esempio, cambiare numero di telefono, evitare luoghi abituali).
Lo stalking è un reato grave, introdotto formalmente nel 2009 e poi inasprito con il cosiddetto “Codice Rosso” (legge n. 69/2019) per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. In questa guida vediamo quali sono i rischi legali per chi commette tali atti e quali difese può attuare sia chi è accusato di stalking, sia chi ne è vittima.
Se la tua situazione riguarda essere indagato in generale o la ricezione di un avviso di garanzia, può esserti utile leggere anche gli approfondimenti dedicati:
Indice dei contenuti
- Cos’è il reato di stalking (atti persecutori)
- Reato di stalking: pene e conseguenze per chi commette atti persecutori
- Come difendersi da un’accusa di stalking (per l’accusato)
- Come difendersi dallo stalking se sei vittima
- Stalking a Milano: la risposta legale
- FAQ su stalking e atti persecutori
- Serve aiuto? Contatta il nostro Studio a Milano
Cos’è il reato di stalking (atti persecutori)
Il reato di stalking è previsto dall’art. 612-bis del Codice Penale con la denominazione di “atti persecutori”. Non esiste un elenco tassativo delle condotte vietate: la norma parla di comportamenti reiterati (almeno due episodi) consistenti in minacce o molestie tali da causare nella vittima:
- un perdurante e grave stato di ansia o paura;
- un fondato timore per la propria incolumità o per l’incolumità di una persona cara;
- la costrizione a modificare le proprie abitudini di vita.
In pratica, rientrano nello stalking, ad esempio:
- pedinamenti continui e appostamenti sotto casa o sul lavoro;
- invio incessante di messaggi (SMS, WhatsApp, social) o telefonate a ripetizione (anche mute);
- invio di regali non graditi in modo ossessivo;
- diffamazioni o insulti pubblici reiterati, anche online;
- danneggiamenti di beni della vittima con finalità intimidatoria.
Anche pochi episodi ravvicinati possono bastare a integrare il reato, se sono gravi e producono gli effetti sopra descritti. Se invece le molestie sono sporadiche e non così intense, potrebbero configurare il meno grave illecito di molestie (art. 660 c.p.) o di minaccia (art. 612 c.p.).
Reato di stalking: pene e conseguenze per chi commette atti persecutori
Chi adotta comportamenti persecutori deve essere consapevole delle severe conseguenze penali a cui va incontro. L’art. 612-bis c.p. prevede, per il reato di atti persecutori (stalking), una pena base della reclusione da 1 anno fino a 6 anni e 6 mesi.
Questa pena può aumentare significativamente in presenza di aggravanti specifiche:
- Vittima minorenne o persona con disabilità: se il fatto è commesso a danno di un minore o di una persona con disabilità, la reclusione sale da 2 anni fino a 7 anni e 6 mesi.
- Ex partner o coniuge: se lo stalking è perpetrato dal coniuge legalmente separato o divorziato, o da una persona legata sentimentalmente alla vittima (ex partner), la legge considera la circostanza aggravante.
- Ammonimento del Questore: è aggravato anche lo stalking commesso da chi è già stato formalmente ammonito dal Questore per condotte simili verso la stessa persona. Se costui ignora l’ammonimento e prosegue, il reato diventa procedibile d’ufficio e punito più severamente.
- Uso di armi o più persone riunite: un’ulteriore aggravante si ha se il fatto è commesso con armi o da più persone insieme.
Oltre alle pene detentive, vi sono ulteriori conseguenze per chi viene denunciato per stalking:
- Misure cautelari personali: data la pericolosità sociale implicita nelle condotte persecutorie, i giudici applicano spesso misure cautelari già nelle indagini. La più comune è il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da essa frequentati (casa, lavoro, luoghi di svago), spesso accompagnato dal divieto di comunicazione (messaggi, email, chiamate, contatti tramite terzi). In casi estremi o di violazione delle precedenti misure, può scattare la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari.
- Fedina penale e risarcimento del danno: una condanna per stalking comporta l’iscrizione nel casellario giudiziale. Inoltre, il colpevole può essere tenuto a risarcire la vittima per i danni morali e materiali subiti. In sede penale la vittima può costituirsi parte civile chiedendo una somma a titolo di risarcimento, oltre alle spese legali.
- Ripercussioni lavorative e sociali: un’indagine o una condanna per atti persecutori può avere riflessi sulla vita professionale e sociale dell’accusato, specie in contesti urbani come Milano, dove la notizia di provvedimenti giudiziari può diffusersi rapidamente. Inoltre, in caso di denuncia, le forze dell’ordine possono ritirare cautelarmente armi o porto d’armi e informare la Prefettura.
In sintesi, i rischi per chi commette (o viene accusato di) stalking sono molto elevati: anni di carcere, misure restrittive immediate, conseguenze sulla sfera personale ed economica. È dunque fondamentale prendere sul serio queste condotte e, in caso di accusa, affrontarle legalmente nel modo corretto.
Come difendersi da un’accusa di stalking (per l’accusato)
Se ti trovi dalla parte di chi è accusato di reato di stalking, è cruciale muoversi con prudenza e decisione per dimostrare la tua innocenza (o ridimensionare i fatti contestati) prima che la situazione precipiti.
- Prendi sul serio la situazione: talvolta chi viene accusato tende a minimizzare (“le mandavo solo tanti messaggi, che sarà mai?”). In realtà, se è scattata una denuncia o un’indagine, significa che dall’esterno le tue azioni sono percepite come persecutorie. Sospendi immediatamente ogni contatto con la persona che ti accusa, anche se ti sembra ingiusto o esagerato.
- Rivolgiti subito a un avvocato penalista: un legale esperto è indispensabile per valutare la fondatezza dell’accusa e consigliarti. Spiega con sincerità all’avvocato la tua versione dei fatti, fornendo tutti i dettagli utili (chat, email, eventuali testimoni). A Milano esistono avvocati penalisti specializzati in reati contro la persona e violenza di genere: scegliere un professionista con esperienza in casi di stalking è importante.
- Raccogli elementi a tuo discarico: insieme al legale, l’obiettivo sarà dimostrare che i fatti non sussistono oppure che non integrano il reato. Puoi, ad esempio:
- recuperare comunicazioni in cui la presunta vittima rispondeva in tono amichevole, per mostrare che il rapporto non era unilaterale di persecuzione;
- individuare testimoni che possano riferire che i tuoi comportamenti erano innocui o che la persona accusante non mostrava segni di paura;
- dimostrare un alibi per alcuni episodi (badge di lavoro, ricevute, testimoni).
- Rispetta scrupolosamente le eventuali misure restrittive: se il giudice ha emesso un divieto di avvicinamento nei tuoi confronti, devi osservarlo alla lettera. Anche un contatto indiretto (mandare un amico a parlare, lasciare un biglietto sotto casa) può costituire violazione e portare all’arresto. Mostrare di saper rispettare le regole gioca a tuo favore, mentre una violazione causerà quasi certamente un inasprimento della misura.
- Partecipa attivamente alla tua difesa: nei reati come lo stalking, spesso la differenza la fanno i dettagli e la credibilità delle parti. È essenziale prepararsi bene per eventuali interrogatori o deposizioni. Se ritieni l’accusa infondata o addirittura calunniosa, il legale potrà valutare strategie più incisive (ad esempio una denuncia per calunnia), ma solo se vi sono prove solide.
Difendersi da un’accusa di atti persecutori non è semplice: spesso è la parola dell’accusato contro quella della vittima, corroborata da chat, telefonate, testimonianze ed eventuali referti psicologici. Un buon avvocato cercherà di contestualizzare i fatti, dimostrare eventuali fraintendimenti o ridimensionare la gravità delle condotte, orientando la strategia fra assoluzione o contenimento della pena.
Se la tua situazione è connessa a un procedimento più ampio in cui sei già indagato o hai ricevuto un avviso di garanzia, è importante coordinare la difesa su tutti i fronti.
Come difendersi dallo stalking se sei vittima
Dall’altro lato, chi subisce stalking vive un incubo quotidiano e ha assoluto bisogno di protezione rapida. Ecco cosa può fare una vittima di atti persecutori:
- Raccogli prove e documenta tutto: conserva ogni messaggio minatorio, email, screenshot di chiamate perse, foto di regali indesiderati, e annota gli episodi con date, orari, luoghi e descrizioni (es: “1º marzo, h. 21:30 – si è appostato sotto casa; ha suonato al citofono 10 volte e urlato minacce”). Questi elementi saranno fondamentali come prova.
- Sporgi querela il prima possibile: il reato di stalking è in genere procedibile a querela della persona offesa (salvo alcune aggravanti). Hai 6 mesi dall’ultimo atto persecutorio per denunciare, ma è consigliabile non aspettare. Recati presso Carabinieri o Polizia, o rivolgiti ad un legale, e presenta una querela dettagliata, allegando le prove raccolte.
- Chiedi misure di protezione urgenti: grazie al “Codice Rosso”, la tua denuncia verrà trattata con priorità. La Procura potrà chiedere al giudice misure come il divieto di avvicinamento o l’allontanamento dello stalker dalla casa familiare. Puoi anche valutare di chiedere un ammonimento al Questore, che può essere emesso rapidamente intimando allo stalker di cessare le molestie.
- Tutela la tua sicurezza concreta: varia percorsi e orari abituali, informa persone di fiducia (familiari, amici, colleghi) della situazione, valuta in casi estremi un temporaneo allontanamento in un luogo sicuro. A Milano esistono centri antiviolenza e servizi dedicati alle vittime.
- Affidati a un avvocato: un legale potrà rappresentarti sia per sollecitare le misure penali, sia per ottenere un giusto risarcimento. Un avvocato penalista a Milano potrà affiancare il PM, costituirti parte civile e prepararti al meglio per il procedimento.
Ricorda: la legge è dalla tua parte e negli ultimi anni l’attenzione verso i reati di stalking è altissima. Tribunali come quello di Milano trattano con grande serietà questi casi, cercando di concludere i processi in tempi relativamente brevi, soprattutto nell’ambito del Codice Rosso.
Stalking a Milano: la risposta legale

Milano, metropoli vivace ma anche teatro di numerosi casi di stalking, ha sviluppato negli anni una rete di contrasto efficiente. La Procura di Milano ha una sezione specializzata per i reati della sfera familiare e di genere; le Forze dell’Ordine collaborano con centri antiviolenza sul territorio per assistere le vittime; i magistrati locali applicano con rigore le misure cautelari previste dalla legge.
In questo contesto, è fondamentale che sia gli accusati sia le vittime si rivolgano a professionisti qualificati. Lo Studio Odescalchi Becattini Andresano e Associati, con sede a Milano centro, offre assistenza legale sia a chi subisce stalking sia a chi si trova accusato di tale reato. Con un approccio umano ma deciso, i nostri avvocati penalisti vantano una comprovata esperienza nei procedimenti per reato di stalking (atti persecutori), assistendo sia le persone accusate sia le vittime: uniscono una conoscenza approfondita della normativa e della giurisprudenza più recente a una gestione strategica e prudente dei casi, soprattutto nei contesti più delicati di relazioni familiari, affettive e lavorative.
FAQ su stalking e atti persecutori
Quali comportamenti esattamente rientrano nel reato di stalking?
La legge non elenca in modo tassativo i comportamenti, ma parla di condotte reiterate consistenti in minacce o molestie, tali da causare nella vittima uno stato di ansia o paura, un fondato timore per la propria incolumità o la costrizione a modificare le proprie abitudini di vita. Rientrano quindi pedinamenti, appostamenti, messaggi e telefonate incessanti, regali indesiderati ossessivi, diffamazioni reiterate, danneggiamenti di proprietà e simili.
Serve la querela della vittima perché si proceda per stalking?
Nella maggior parte dei casi sì: il reato di stalking è procedibile a querela della persona offesa, che deve presentarla entro 6 mesi dall’ultimo fatto. Vi sono eccezioni in cui si procede d’ufficio, ad esempio se la vittima è minore, se lo stalker era già stato ammonito dal Questore e persiste nelle condotte, o se dallo stalking deriva la morte della vittima (ad esempio per suicidio indotto).
Che differenza c’è tra stalking e violenza domestica?
Lo stalking può manifestarsi anche nel contesto di violenza domestica, ma sono concetti distinti. Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) riguarda situazioni di violenza continuativa all’interno del nucleo familiare o di una relazione assimilata; lo stalking può essere commesso da chiunque, anche da estranei o ex partner non più conviventi. Spesso però le due fattispecie coesistono e vengono contestate entrambe.
Se vengo condannato per stalking, avrò la fedina penale rovinata per sempre?
Una condanna per reato di stalking comporta l’iscrizione nel casellario giudiziale. Tuttavia, dopo un certo periodo di tempo e a determinate condizioni (buona condotta, risarcimento del danno, ecc.) è possibile chiedere la riabilitazione penale, che estingue le pene accessorie e fa cessare alcuni effetti della condanna. Sarà il tuo avvocato a valutare tempi e requisiti.
La vittima di stalking può ottenere un risarcimento, e come?
Sì, la vittima può chiedere il risarcimento dei danni patiti, in genere costituendosi parte civile nel processo penale a carico dello stalker. Il giudice penale potrà liquidare una somma a titolo di risarcimento (anche a titolo di provvisionale) oppure rinviare la quantificazione al giudice civile. I danni risarcibili includono danno morale, danno biologico, danno esistenziale e spese sostenute.
Serve aiuto? Contatta il nostro Studio a Milano
Che tu debba difenderti da un’accusa di reato di stalking o che voglia tutelarti da uno stalker, agire tempestivamente è cruciale. Il nostro Studio Odescalchi Becattini Andresano e Associati a Milano offre assistenza legale specializzata in materia di atti persecutori e reati contro la persona.
Comprendiamo la delicatezza di queste situazioni: operiamo con discrezione, sensibilità e fermezza, mettendo al primo posto la sicurezza e i diritti dei nostri clienti. Ci trovi nel cuore di Milano, a pochi minuti dal Tribunale, pronti a intervenire in urgenza per richiedere provvedimenti a tutela delle vittime o per predisporre strategie difensive solide per gli accusati.
Contattaci per una consulenza riservata: il primo passo per affrontare un caso di stalking è non rimanere soli. Con l’aiuto dei nostri avvocati penalisti potrai far valere le tue ragioni e trovare una via d’uscita legale a una situazione così difficile.
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