Violenza domestica: cosa fare se sei vittima e come difendersi se sei accusato

By 6 Febbraio 2026 Articoli

Violenza domestica: cosa fare se sei vittima e come difendersi se sei accusato

La violenza domestica può assumere molte forme: fisica, psicologica, economica o sessuale, all’interno della famiglia o della coppia. Se ti trovi in questa situazione (come vittima o come persona accusata), è fondamentale agire subito e nel modo corretto.

Negli ultimi anni l’ordinamento italiano ha rafforzato strumenti e tempi di intervento (il cosiddetto “Codice Rosso”, Legge n. 69/2019), proprio per ridurre il rischio di ulteriori condotte e proteggere chi denuncia. Allo stesso tempo, chi è accusato deve evitare errori che possono aggravare la posizione e impostare una difesa seria e documentata.

Nota: questa guida è informativa e non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.


In 60 secondi: cosa fare subito

  • Se sei vittima: mettiti al sicuro → chiama 112 in emergenza → conserva prove → referto medico se ci sono lesioni → denuncia/querela → chiedi misure di protezione.
  • Se sei accusato: contatta subito un penalista → non improvvisare dichiarazioni → rispetta ogni misura (anche se la ritieni ingiusta) → raccogli prove a discarico (messaggi, alibi, testimoni) → definisci la strategia con il tuo avvocato.

Indice dei contenuti


Cosa si intende per violenza domestica (profili legali)

“Violenza domestica” non è un singolo articolo di legge: è un insieme di condotte e reati che si verificano in ambito familiare o affettivo (coniugi, conviventi, ex partner, relazioni significative), spesso con dinamiche ripetute nel tempo.

I reati che più spesso entrano in gioco sono:

  • Maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.): riguarda condotte abituali di sopraffazione, umiliazione, minaccia, violenza o controllo che provocano sofferenza e un clima di sopraffazione.
  • Percosse e lesioni (artt. 581–582 c.p.): la procedibilità e la gravità dipendono dall’entità delle lesioni e dalle eventuali aggravanti tipiche del contesto familiare.
  • Violenza sessuale (art. 609-bis c.p.): è punita severamente anche quando avviene nella coppia o nel matrimonio. Il consenso è centrale.
  • Atti persecutori / stalking (art. 612-bis c.p.): minacce, molestie, controllo ossessivo, pedinamenti, chiamate e messaggi ripetuti, appostamenti; spesso emerge dopo una separazione o durante una crisi.

Pene (in estrema sintesi): l’art. 572 c.p. prevede la reclusione da 3 a 7 anni; l’art. 612-bis c.p. la reclusione da 1 anno a 6 anni e 6 mesi; l’art. 609-bis c.p. la reclusione da 6 a 12 anni (salve aggravanti e casi specifici).


Se sei vittima: cosa fare passo per passo

1) Metti al primo posto la sicurezza

Se c’è un pericolo attuale per te o per i tuoi figli, chiama 112 (Numero Unico di Emergenza). Se non sei in emergenza ma hai bisogno di supporto e orientamento, puoi contattare il 1522 (numero nazionale antiviolenza e stalking).

2) Vai in Pronto Soccorso (se ci sono lesioni) e fatti refertare

Il referto medico è spesso una prova importante. Spiega con chiarezza cosa è successo. Se hai paura, fatti accompagnare da una persona fidata.

3) Conserva le prove (senza “ripulire” chat o telefono)

  • Screenshot completi (con data/ora) di messaggi, chiamate, note vocali, email.
  • Foto di lesioni/danni e indicazione del giorno e dell’ora.
  • Eventuali registrazioni lecite, se presenti.
  • Una timeline degli episodi: date, luoghi, testimoni (vicini, amici, parenti).

4) Denuncia/querela: come farla “bene”

Puoi rivolgerti a Polizia, Carabinieri o Procura. Una denuncia efficace è specifica e documentata: descrivi gli episodi con ordine, allega prove, indica testimoni e segnala se ci sono minori coinvolti o rischi immediati.

Approfondimenti utili (link interni):

5) Attiva una rete di supporto

Centri antiviolenza, supporto psicologico e legale possono fare la differenza. Nei casi più delicati, muoversi con una struttura competente riduce il rischio di isolamento e di “ripensamenti” dovuti a paura o pressioni.


Codice Rosso e misure di protezione: cosa può succedere subito

La Legge n. 69/2019 (“Codice Rosso”) ha introdotto un canale prioritario per alcuni reati (tra cui, in molte ipotesi, maltrattamenti, violenza sessuale, stalking e fatti collegati): l’obiettivo è accelerare gli interventi e la valutazione del rischio.

In via ordinaria, la persona offesa viene ascoltata dal Pubblico Ministero in tempi rapidi (si parla comunemente di tre giorni, salvo esigenze specifiche del caso). Questo serve a valutare subito i bisogni di protezione e le iniziative urgenti.

Misure “urgenti” e misure cautelari

A seconda della gravità e del rischio, possono essere adottate misure come:

  • Allontanamento dalla casa familiare e prescrizioni di distanza.
  • Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (casa, lavoro, scuola dei figli, ecc.).
  • Allontanamento d’urgenza disposto dalla polizia giudiziaria nei casi previsti dalla legge, con successiva convalida dell’autorità giudiziaria.
  • Nei casi più gravi: custodia cautelare o ulteriori restrizioni.

Importante: le misure vanno sempre rispettate. Anche un “contatto chiarificatore” può essere interpretato come violazione.


Patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio) per le vittime

In presenza di determinati reati, la legge prevede per la persona offesa la possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito, secondo le condizioni previste (D.P.R. 115/2002, art. 76, co. 4-ter).

In pratica, se rientri nei casi previsti, potresti avere assistenza legale senza anticipare i costi, perché le spese vengono poste a carico dello Stato. Questo aspetto va valutato subito con il legale, perché incide sulla scelta e sulla rapidità dell’azione.


Se sei accusato di violenza domestica: come difendersi senza peggiorare la situazione

Essere accusati di maltrattamenti, stalking o violenza in ambito familiare è devastante sul piano personale, reputazionale e processuale. Anche se ritieni l’accusa infondata o esagerata, la priorità è evitare errori e impostare una difesa seria.

1) Chiama subito un avvocato penalista

Dal momento della denuncia, possono partire accertamenti rapidi e misure restrittive. Un legale deve verificare:

  • tempistiche e correttezza degli atti;
  • contenuto della denuncia e coerenza interna;
  • prove a carico (referti, chat, testimoni, audio/video);
  • eventuali profili civili (affidamento figli, casa, provvedimenti del giudice civile).

2) Rispetta ogni misura (anche se la ritieni ingiusta)

Se c’è un divieto di avvicinamento o un allontanamento, non cercare scorciatoie. La violazione peggiora drasticamente la posizione e può portare a misure più gravi.

3) Non contattare la persona offesa e non “chiarire” da solo

Telefonate, messaggi, amici “mediatori”, tentativi di incontro: spesso vengono letti come pressioni o condotte persecutorie. Ogni comunicazione deve essere gestita tramite avvocati o nei canali stabiliti dal giudice, soprattutto se ci sono figli.

4) Raccogli prove a discarico (subito)

  • Chat complete (non solo singoli screenshot), email, log chiamate.
  • Elementi di contesto: date, luoghi, alibi, testimoni.
  • Documenti su separazione/affidamento, se pertinenti.
  • Eventuali prove di conflittualità reciproca o contraddizioni rilevanti (da valutare con cautela e senza “processi social”).

5) Valuta la strategia sulle dichiarazioni

In alcuni casi è utile rendere dichiarazioni tempestive e ordinate; in altri, è più prudente attendere. La regola è semplice: non improvvisare. Decidi con il tuo avvocato.

Approfondimenti utili (link interni):


Conseguenze penali e familiari: perché serve una difesa immediata

I procedimenti per violenza domestica hanno spesso un impatto “a catena”:

  • Penale: misure cautelari, processo, eventuale condanna e pene accessorie nei casi previsti.
  • Familiare/civile: provvedimenti su casa, frequentazione dei figli, responsabilità genitoriale, interventi dei servizi sociali.
  • Reputazione e lavoro: anche solo l’indagine può creare conseguenze pratiche importanti.

Per la vittima, il tempo è sicurezza. Per l’accusato, il tempo è difesa: i primi giorni sono spesso decisivi per evitare che una ricostruzione iniziale (magari incompleta) diventi la “verità processuale”.


Assistenza legale a Milano

Lo Studio assiste vittime e persone accusate in procedimenti per maltrattamenti, stalking e reati connessi, con un approccio pratico:

  • analisi immediata degli atti e del rischio cautelare;
  • raccolta e valorizzazione delle prove (chat, referti, testimoni, timeline);
  • strategie difensive e richieste urgenti (misure di protezione o istanze di modifica/revoca, quando possibile);
  • coordinamento con professionisti e servizi territoriali, se necessario.

Se hai bisogno di assistenza, contattaci per una prima valutazione riservata del caso.


FAQ – Domande frequenti

Cos’è il Codice Rosso e cosa cambia davvero?

È un insieme di norme (Legge n. 69/2019) che dà priorità ai procedimenti per alcuni reati di violenza domestica e di genere, accelerando i primi passaggi e la valutazione del rischio. L’obiettivo è attivare rapidamente misure di protezione quando necessarie.

Se denuncio, posso “ritirare tutto” in seguito?

Dipende dal reato. Per alcune fattispecie si procede d’ufficio e la volontà della persona offesa non è sufficiente a fermare il procedimento. Inoltre, eventuali ritrattazioni vengono valutate con attenzione, perché possono essere influenzate da paura o pressioni. Serve un’analisi puntuale del caso concreto.

Quali misure può adottare il giudice per proteggere la vittima?

In base alla gravità e al rischio: allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento, prescrizioni di distanza e, nei casi più gravi, misure cautelari più incisive. Esistono anche interventi urgenti e strumenti di tutela in sede civile (ordini di protezione) a seconda della situazione.

Sono accusato: devo rispondere subito alle domande?

Non c’è una risposta unica. Parlare “di impulso” può creare danni irreparabili. La scelta (dichiarazioni, interrogatorio, memoria difensiva) va fatta con il tuo avvocato, valutando atti, prove e obiettivi difensivi.

Ho diritto al gratuito patrocinio se sono vittima?

Per alcuni reati la legge prevede l’accesso al patrocinio a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito (D.P.R. 115/2002, art. 76, co. 4-ter), alle condizioni previste. Va verificato caso per caso.